WE IS MORE THAN ME

We is more than me #27 – Prego?! – Comunico ergo sono

 

Tutti noi lavoriamo nell’ambito della comunicazione e, si suppone, sappiamo cosa questo significhi:
comunicare, oltre che “uno strumento per trasmettere una notizia da un emittente ad un ricevitore” da fonte Treccani, nasce come esigenza inconscia.
Per quanto mi riguarda, è una capacità che fin da piccolissima ho imparato a coltivare, grazie ad attenzione e disciplina che mi hanno insegnato che può diventare una vera e propria attività.
Infatti beh, blaterare a sproposito siamo tutti fin troppo capaci, ma la vera abilità nel parlare è invece una sottile arte che ha immense e nascoste doti: con le parole infatti si possono trasportare gli altri in meravigliosi mondi fatti di promesse e arzigogoli, oppure farli piombare nell’oscurità più nera. Con due semplici parole possiamo promettere grande amore, con altrettante possiamo annichilire qualcuno. Con pochi versi si possono convincere le folle di una visione alta e logica, che può celare paura e sterminio per anni a venire; imparando ad esprimersi si può promettere, si può mentire, si possono indurre gli altri a commettere malefatte o, addirittura, ad autodistruggersi. O si può insegnare ad una ragazzina timida ed inguaribilmente introversa, che le parole possono essere un’affascinante leva per portare i nostri interlocutori nel punto esatto dove li si vuole.
Personalmente col tempo ho anche scoperto la meravigliosa abilità di plasmare il modo di esprimersi, attraverso la modulazione del linguaggio: un’attitudine che permette ad esempio ad un semplicissimo “Prego”, di diventare una fine e sottile arma di auto dimostrazione.
Perché si, le urla, gli schiamazzi, la presopopea lasciano spesso il tempo che trovano, ma poche sillabe taglienti e piccate dette con calma,  possono invece cambiare la consapevolezza di una persona.
Ecco alcuni esempi:
Prego = come risposta ad un ringraziamento.
Prego? = come elegante richiesta al proprio interlocutore di ribadire quanto appena detto.
Prego?! = come secco ed ineluttabile marcare un territorio che il proprio interlocutore sta rischiando di oltrepassare, a proprio fatale rischio e pericolo.
Grazioso = aggettivo qualificativo che indica qualità.
Grazioso… = (spesso anteceduto da un leggero e trascinato mugugnare “mmm grazioso”) per specificare il proprio velato disappunto.
Interessante = aggettivo.
Interessante = (segue la stessa regola del mugugno, vedi sopra) come elegante maniera di far percepire all’interlocutore che la proposta in questione faccia letteralmente vomitare.

Perché ho imparato che la conoscenza e l’uso sapiente delle parole, sono la più grande arma a nostra disposizione; la capacità di bilanciare una parola di troppo o in meno, oppure una breve frase usata sapientemente ad effetto, potrà infatti ferire o lasciarci indelebilmente impressi nella memoria degli altri, molto più di qualunque strumento di minaccia, o presunto tale, agitato rozzamente e a sproposito a dimostrazione del fatto che discendiamo da cavernicoli uomini primitivi.
Del resto, pensateci, gli esempi di grandi uomini che tendiamo a ricordare, non sono infatti coloro diventati indelebili attraverso le loro parole?! Gandhi o Malcolm X, i cui discorsi sono stati ripresi centinaia di volte; Steve Jobs e un paio dei suoi discorsi che si dicono aver rivoluzionato la comunicazione moderna; Obama che con “yes, we can” ha vinto un intero paese?!

Tutto ciò per arrivare dove?!
In un mondo dove la parolaccia, le metafore rozze e sessiste, non solo siano comunemente accettate, ma addirittura utilizzate come strumento atto ad impressionare, trovo invece sia importante rimarcare quanto siano solo simbolo di grande ignoranza e mancanza di una più sottile e alta espressione di qualità intellettuale.

Perché, sopra ogni cosa, in questo mondo fatto di parole, sarebbe interessate arrivare ad: cogito, post comunico, ergo sono.

Ora, questo articolo di certo non sarà il più scanzonato o arzigogolatamente artistico, ma credo potrà darvi un pochino di più l’idea di cosa dovrebbe tenere in considerazione chi scelga una carriera in questo campo ed, in particolare, come mai ErikaNoren (detta alla Andrea Livio tuttoattaccato e ripetuto tre volte), una ragazza all’apparenza rigida e formale, celata dietro a portamento e condizionali profusi con cura, tra tante professioni abbia scelto proprio la Comunicazione, quella con la C maiuscola.

Un piccolissimo passo verso l’umanità… Un grande passo verso la comprensione di ErikaNorenErikaNorenErikaNoren.

Erika Noren – Account @ Show Reel